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Leggi la recensione di Paola Masetta nella rivista "Talento" n. 1/2010
Leggi la recensione di Daniela Monreale nella rivista "La nuova Tribuna Letteraria" n. 98 /2010
Leggi la recensione della scrittrice Elisabetta Modena
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Sono due racconti lunghi, o romanzi brevi, fra loro connessi, perché entrambi basati sulle figure del commissario Vittorio D’Aiazzo e del vice brigadiere Ranieri Velli. Sono stati scritti con attenzione a psicologie e ambienti e ne sono destinatari, in primo luogo, i lettori di narrativa in generale che non hanno gusti alla paprika e non disdegnano quei gialli e polizieschi che, pur se posti sul piano del divertimento, si possono definire umanistici. Le azioni si svolgono a Torino in un periodo ancora pre-cibernetico, tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60, quando un commissario all’antica poteva ancora esistere e operare quasi come i suoi colleghi dei gialli classici europei anni ’20-50. Nella prima opera, "Il mostro a tre braccia", si scoprono i colpevoli di un abbietto omicidio già verso i due terzi della narrazione, mentre il resto è dedicato a spiegare il come e il perché. Nella successiva, "I satanassi di Torino", si gioca sul pirandelliano "Così è (se vi pare)"; qui le indagini proseguono fin quasi al termine, con una sorpresina finale.
Il Mostro a tre braccia e I satanassi di Torino
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Recensione della scrittrice Elisabetta Modena
Questa recensione nella sua interezza - attenzione: rivelando la trama! - appare anche sul sito de Il club dei lettori: clicca. Qui sotto è invece pubblicata omettendo quelle parti
Il libro presenta due racconti gialli che, come racconta lo stesso autore in una nota iniziale, aveva scritto durante i primi anni \'90, e che poi, autostampati, aveva fatto circolare tra conoscenti e amici. Poi il tutto era rimasto lì. Ed è un fatto in cui mi sono identificata dato che anch\'io e che mi ha fatto ben disporre al momento della lettura: in mancanza di poter pubblicare senza oneri da parte mia, mi limito a pubblicare i miei scritti sul web o a farli girare tra gli amici scrittori dopo essermeli autostampati. Venendo ai racconti, sono entrambi ambientati a Torino, intorno ai primi anni Sessanta (il 1959 e il 1961), nel\'epoca pre-computer come dice lo scrittore. Il primo, \"Il mostro a tre braccia\", narra del pestaggio che poi si è tramutato in omicidio colposo di un commerciante con una deformazione: ha tre braccia e un pezzo di cervello in più perché è nato dal\'unione di due gemelli siamesi, spiega al commissario D\'Aiazzo la suora che l\'ha cresciuto in orfanatrofio, un\'istituzione che adesso è semi-sparita mentre una volta (come si desume dal racconto, ed è molto interessante) esisteva: si poteva trattare anche di reparti, presso gli ospedali cattolici, che accoglievano i bambini nati deformi. Mentre leggevo pensavo che oggi, tramite l\'aborto, è facile sopprimere bambini con gravi deformità. Ma allora ne nascevano ancora. Ed in effetti il racconto affronta un tema delicato, di cui non si parla molto: quello dell\'handicap. Questo uomo deforme è un uomo buono, ingenuo, poeta dilettante, che si lascia coinvolgere in una storia d\'amore che purtroppo per lui finisce male: [OMISSIS] Il secondo racconto, \"I satanassi di Torino\", narra di una setta satanica (anche qui il tema l\'ho trovato di estrema attualità per quello che sentiamo alla tv e leggiamo sui giornali) [OMISSIS] che adesca [OMISSIS]. Il D\'Aiazzo e il Ranieri, con il loro solito fiuto poliziesco e interrogando in maniera spiccia le persone coinvolte nella vicenda, riescono a ricostruire le fila di tutta la storia e a scovare i colpevoli. Una cosa che ho osservato è che in questi racconti non esistono \"buoni buoni e cattivi cattivi\", nel senso che anche i personaggi che subiscono la violenza (l\'omone deforme del primo racconto e la ragazza quattordicenne del secondo) hanno i loro scheletri nell'armadio. Emerge così il panorama di un\'umanità sofferente che, sia negli aggrediti che negli aggressori, è unita dal comune destino di portarsi dietro le proprie croci, di compiere i propri errori, di cercare un riscatto in modi sbagliati, fin\'anche (negli aggressori) di sopraffare gli altri a tutti i costi.
Elisabetta Modena